Luca Lanzi è nato nel 1977 a Bologna, dove vive e lavora.
È diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, borsista del Collegio Venturoli con uno scambio con l’Accademia di Belle Arti di Berlino.
Lavora principalmente in scultura su figure simboliche riconducibili ad un immaginario ludico-totemico, cercando una nuova definizione di archetipo nel contesto contemporaneo. Oggetto sacro e pupazzo, evocazioni arcaiche e ricordi d’infanzia, divengono elementi funzionali di un gioco rituale primordiale, misterioso e affascinante al tempo stesso.
Cosa ne pensiamo
Luca Lanzi gioca con l’evocazione, con la purezza delle forme primitive legate al mito e al suo rituale magico, quello che fa anche parte dell’esperienza più intima e legata all’infanzia di ogni uomo. Le sue opere nascondono e trattengono uno stato emotivo. L’immobilità e l’evanescenza dei suoi feticci riportano la mente ad annebbiate impressioni del passato, rimaste impigliate nella memoria. I colori tenui e sbiaditi che ricoprono la materia prima, ma non la occultano né trasformano, aiutano l’immersione in questa dimensione cerebrale e onirica. Uno stridore tra tenerezza e inquietudine governa pienamente l’opera di Luca Lanzi che, da scultore esclusivo, si sta sperimentando anche come pittore e ha trovato una particolare facilità espressiva nel disegno. La sfida che si pone è di utilizzare ogni supporto per le specifiche particolarità, con la scultura entra in contatto con lo spazio mentre col disegno si confronta con la bidimensionalità rigorosa. Gli effetti decorativi compaiono timidi ma poi governano il risultato finale. Codici indecifrabili, alfabeto braille e pizzi antichi sono usati come discrete elaborazioni, sorprendenti e raffinate simbologie. A tratti compaiono colori pastello o inaspettate punte più accese, un po’ acidule e un po’ candy.
I suoi feticci ci spingono, allo stesso tempo, a provare disagio e a tentare un abbraccio, a cercare una cura affettiva per quella scultura che ci chiede attenzione ma, nel tentativo di un contatto fisico, rimane ieratica, immobile e fredda. La rigidità della materia mostra, però, tutta la sua fragilità, ogni coccio si rompe se cade.
Punto debole e di forza
L’aspetto apparentemente classico dell’opera, quasi antico, racchiude uno spirito ingenuo e puro che supera il tempo e lo spazio e si ricollega all’essenza, a quel profondo dell’esistenza che accomuna ogni essere umano. La scultura tradizionale, in terracotta, marmo o bronzo, se da un lato allontana quest’opera dalle proposte pop del contemporaneo dall’altro diventa il mezzo per comunicare quell’universalità e quell’atemporalità implicite nella poetica dell’artista.
Consigliato a
Chi sente di aver radici profonde da indagare e da scoprire.
Vietato a
Chi cerca il decorativo a tutti i costi e non vuole rischiare un confronto psicanalitico con l’opera d’arte.

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