Giovanni Bellavia è nato nel 1974 a Moncalieri, Torino, vive e lavora a Bologna.
È laureato in filosofia e all’Accademia di Belle Arti.
Utilizza prodotti, tecniche e dinamiche della comunicazione di massa - pubblicità, fotografie e videoclip- e li rielabora esteticamente, attraverso l’ironia e la provocazione. Passa dalla pittura digitale alla videoarte, dalla performance all’happening, non rinunciando a nessuna tecnica o strumento funzionale al suo progetto artistico.
Lavora in autonomia e con il collettivo The Dummies.
Cosa ne pensiamo
Giovanni Bellavia mette in atto, con le sue opere, un progetto estetico che ha il fine di disorientare il pubblico. Apparentemente lo accoglie con immagini e formati più che riconoscibili e familiari, quelli che quotidianamente si vedono nelle pubblicità, nei prodotti offerti alla massa, nel circuito commerciale e di moda, ma li distorce grazie ad un atteggiamento tra l’ironico e il critico, in grado di spostare il punto di vista sul tema proposto. Anche quando il risultato sembra un “vuoto” prodotto estetico e decorativo esistono segnali interni all’opera che insinuano il dubbio e l’inquietudine. Quasi come uno psicologo sociale mette in atto una sorta di ricerca di campo, per verificare come il pubblico risponde a certi stimoli. I suoi strumenti, ad oggi, sono la pittura digitale, il video, la performance, l’happening e l’azione collettiva ma è pronto ad usare qualsiasi strumento utile a rafforzare il suo messaggio artistico. Lo scopo, spesso, è una sorta di pungolo, una fastidiosa spinta alla rielaborazione dei preconcetti, delle abitudini, del gusto diffuso e kitsch fino ad arrivare alla messa in discussione di un intero sistema condiviso.
La sua opera, tra meccanismi di attrazione e repulsione, ha l’intento di stimolare percezioni e processi mentali orientati al disvelamento dei meccanismi sociali, un monito sulla contemporaneità. State attenti, quindi, dietro al brillante sorriso di una bocca perfettamente disegnata si nasconde un ghigno cinico e consapevole.
Punto debole e di forza
Utilizza la pittura digitale e tutte quelle tecniche recuperate dalla comunicazione di massa e dalla pubblicità. La diffidenza ancora diffusa verso l’uso di strumenti digitali porta, in alcuni casi, a svalutare un lavoro che è, invece, innovativo proprio per il superamento del “fatto a mano” rimanendo, però, fatto a mano. L’uso del digitale, in questo caso, parte da un lavoro di pittura vero e proprio, dove al posto del pennello viene usato il mouse e al posto della tela lo schermo. L’impressione della facilità viene a cadere nell’attimo in cui si intuisce la maggiore difficoltà che un processo di questo tipo implica.
Consigliato a
Chi è orientato alle sperimentazioni e al pensiero critico.
Vietato a
Conservatori che amano il materico e la pittura-pittura.

|